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Comunicato stampa n. 5 del 9 ottobre 2020 - In occasione del conferimento del premio Nobel per la Chimica 2020 ad Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna per le loro importanti scoperte nel campo dell’editing genetico

In occasione del conferimento del premio Nobel per la Chimica 2020 ad Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna per le loro importanti scoperte nel campo dell’editing genetico e la tecnica CRISPR-CAS9, nell’esprimere le proprie congratulazioni alle due scienziate, il Comitato Nazionale per la Bioetica ricorda di aver trattato il problema, sotto il profilo etico, nel parere “L’editing genetico e la tecnica CRISPR-CAS9: considerazioni etiche”, del 23 febbraio 2017.

Di seguito si riporta l’abstract del documento, disponibile sul sito del Comitato, alla pagina http://bioetica.governo.it/italiano/documenti/pareri-e-risposte/l-editing-genetico-e-la-tecnica-crispr-cas9-considerazioni-etiche/

 

“Nel contesto delle recenti nuove tecniche altamente innovative dell’ingegneria genetica, in grado di modificare le sequenze del DNA degli organismi viventi con elevata precisione, relativa facilità, costi contenuti, il parere analizza la tecnica CRISP-Cas9.

Dopo una descrizione scientifica della tecnica del gene editing, il documento si sofferma sulle peculiarità della tecnica, sulle potenzialità, sui rischi e sulle possibili applicazioni, nel contesto del dibattito bioetico attuale emerso in ambito scientifico.

Dalla discussione emergono all’interno del Comitato alcuni elementi di condivisione e alcune divergenze.

Il Comitato si dichiara favorevole alla sperimentazione in vitro e animale, secondo le regole internazionali, al fine di testare la sicurezza e l’efficacia delle tecnologie e ritiene eticamente auspicabile un incremento della ricerca sulle cellule somatiche umane sia nell’ambito della ricerca in laboratorio che nell’ambito della ricerca clinica o in vivo.

Rispetto al gene editing sulla linea germinale umana, ritiene non lecita la sperimentazione su gameti, destinati al concepimento, e embrioni umani, destinati all’impianto, concordando sulla opportunità della moratoria sulla ricerca clinica o ricerca in vivo, finché non siano raggiunte le indispensabili condizioni di sicurezza ed efficacia della tecnica.

Il Comitato esprime visioni contrapposte sulla sperimentazione del gene editing in laboratorio sui gameti non destinati alla riproduzione e su embrioni in vitro non destinati all’impianto: alcuni sono favorevoli, altri contrari sulla base di argomentazioni contrapposte.

In Appendice è riportata una breve storia della ingegneria genetica per delineare il contesto della nascita del gene editing e una analisi dei principali documenti internazionali, oltre che della normativa nazionale”.

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