Mozione sull’analisi del protocollo alla Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina riguardante i test genetici a scopo medico-sanitario

24 aprile 2009

Testo integrale

Il Comitato Nazionale per la Bioetica nella seduta Plenaria del 29 marzo 2009 ha esaminato e discusso il testo del Protocollo addizionale alla Convenzione sui diritti umani e la biomedicina riguardante i test genetici a scopo medico-sanitario, aperto alla firma dei rappresentanti dei Governi degli Stati-parte del Consiglio d’Europa in Strasburgo il 27 novembre 2008.
É passato quindi a condurre un’analisi della situazione nazionale riguardante la consistenza, l’organizzazione e l’attività delle strutture di diagnosi genetica a scopo medico-sanitario del nostro Paese.
L’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che, da oltre 20 anni, monitorizza sistematicamente, con cadenza bi-triennale, l’uso dei test genetici e le attività delle strutture di genetica medica.
L’ultimo Censimento, relativo all’anno 2007, ha avuto una copertura nazionale ed ha reclutato non meno del 95% delle strutture presenti in Italia, ha coinvolto, tra l’altro, gli Istituti Universitari, gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere scientifico (IRCCS), le Aziende Ospedaliere, le Aziende Sanitarie Locali, i laboratori del CNR e i laboratori privati. Complessivamente sono state censite 490 laboratori/ambulatori ospitati presso 278 strutture, compresi 201 laboratori di genetica molecolare, 171 di citogenetica, 16 di immunogenetica, 102 ambulatori di genetica clinica. É emerso che il 52% delle strutture erano localizzate nelle regioni del nord Italia; il 30% erano ospitate presso Aziende Ospedaliere, il 26% presso Università, il 14% presso gli IRCCS, il 10% presso Aziende Sanitarie locali, il 16% erano strutture private.
Il 39% delle strutture erano accreditate con il sistema sanitario nazionale; il 28% erano certificate, con un trend in decremento dalle regioni del nord a quelle del sud. Solo il 35% dei laboratori aveva partecipato a controlli esterni di qualità. (...)

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