Mozione sull'assistenza a neonati e a bambini afflitti da patologie o da handicap ad altissima gravità e sull'eutanasia pediatrica

28 gennaio 2005

Testo integrale

1. L'opinione pubblica mondiale è stata colpita negli ultimi mesi dalla notizia, riportata da tutti i
principali organi di stampa, che alcune prestigiose istituzioni ospedaliere europee avrebbero
deciso di praticare la soppressione pietosa di neonati e di bambini colpiti da patologie inguaribili
o sofferenti a causa di handicap ad altissima gravità. Queste pratiche, che non sembrerebbe
scorretto qualificare come forme di eutanasia pediatrica, verrebbero poste in essere una volta
ottenuta una legittimazione (peraltro non meglio specificata giuridicamente) da parte di organi
giurisdizionali territorialmente competenti.
2. Dato il rilievo assunto da tali notizie e dato che le pratiche cui si è accennato vengono a volte
equivocamente percepite come mere richieste di cessazione di accanimento terapeutico,
attivando malintesi che è opportuno dissipare con fermezza, il CNB, pur riservandosi di
intervenire in materia in modo più dettagliato e meditato, esplorandone tutti i complessi profili
casistici, ritiene opportuno ribadire alcuni principi bioetici fondamentali.
3. La decisione di interrompere trattamenti medici futili, non proporzionati, privi di alcuna
credibile prospettiva terapeutica per il paziente va sempre ritenuta non solo lecita, ma addirittura
eticamente doverosa, per impedire che l’azione medica si trasformi in accanimento terapeutico.
Questa affermazione è valida, evidentemente, anche nel caso in cui i pazienti siano neonati e
bambini ed anche eventualmente quando i genitori, per inadeguate informazioni e conoscenze
diagnostiche e prognostiche, o anche per comprensibili atteggiamenti emotivi, insistano perché i
medici persistano in un tragicamente inutile accanimento. Il CNB ribadisce, per quanto concerne
la decisione di interrompere l’accanimento, che essa, anche se è assolutamente auspicabile che
venga presa col consenso dei genitori del bambino, è in ultima istanza di esclusiva competenza
del medico, che può eventualmente avvalersi del parere consultivo di un Comitato etico.
4. Il CNB ribadisce anche però che l’interruzione dell’accanimento terapeutico non deve mai
essere occasione o pretesto per l’abbandono terapeutico: il paziente ha sempre diritto, fino al
momento terminale della propria vita, a essere sottoposto a tutte quelle terapie e a tutti quegli atti
medici, che, pur non essendo in grado di guarirlo, possono comunque avere per lui preziose
valenze palliative.
5. Il CNB ritiene che, all’infuori dei casi di rinuncia all’accanimento terapeutico, ogni intervento
di carattere intenzionalmente eutanasico nei confronti di minori, non sia lecito né bioeticamente
né giuridicamente. Merita in particolare ferma condanna l’eutanasia a carico di bambini nati con
handicap, anche particolarmente severi, dato che la compromissione della cosiddetta qualità della
vita non ne giustifica in alcun caso, né eticamente né giuridicamente, la soppressione. Il CNB
segnala inoltre che molte forme di handicap, anche quelle obiettivamente di elevata gravità,
trovano, grazie alle ricerche della medicina più recente, promettenti possibilità di trattamento: un
diffuso atteggiamento di tolleranza nei confronti della soppressione di neonati portatori di
handicap, e ancor più la legalizzazione di tale prassi, oltre a costituire obiettivamente una
biasimevole pratica selettiva, potrebbe demotivare la ricerca nei confronti della prevenzione e
della terapia dell’handicap medesimo e potrebbe attenuare il dovere di solidarietà sociale verso i
portatori di handicap e le loro famiglie, con evidenti ripercussioni nei confronti di quei beni
oggettivi che sono la tutela del diritto alla salute e il progresso della scienza.
6. Il CNB, richiamati i propri documenti, le conclusioni e le argomentazioni di condanna delle
pratiche eutanasiche, sottolinea oltretutto che nel caso di eutanasia pediatrica neonati e bambini
non possono evidentemente prestare alcun valido consenso: essi quindi devono essere oggetto di
particolarissime e fermissime tutele; vanno difesi, come soggetti deboli, contro tutte le indebite e
violente prevaricazioni che possono essere poste in atto nei loro confronti e che minaccino il loro
diritto alla vita e alla salute, anche se rese spesso difficilmente percepibili dal drammatico
contesto della loro patologia. Il CNB ritiene che l’accettazione da parte di alcuni della liceità etica
dell’eutanasia come suicidio assistito rischi di indebolire ulteriormente la percezione etica e
sociale del dovere fondamentale di tutela dei malati affetti da gravi patologie fisiche e mentali.

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