In merito ad alcuni problemi bioetici sollevati dalla Legge 6 agosto 2013, n. 96 "Criteri di delega al Governo per il recepimento della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010".

24 gennaio 2014

Abstract

Testo integrale

Il documento risponde ad un quesito formulato dalla Senatrice Elena Cattaneo in merito ai problemi bioetici sollevati dal dibattito sulla sperimentazione animale, a seguito della Legge 6 agosto 2013, n. 96, art. 13, che recepisce la Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010.
Il Comitato ribadisce sul piano scientifico la centralità della sperimentazione condotta sugli animali quale metodo conoscitivo per studiare gli organismi viventi e in particolare l’uomo. Sul piano etico riconosce la rilevanza di contemperare, in modo equilibrato, beni differenti meritevoli di tutela, anche se di ordine diverso, quali la salute e il benessere degli uomini, la promozione della ricerca scientifica, la riduzione delle sofferenze per gli animali sottoposti a sperimentazione e il loro stesso benessere, il rispetto delle convinzioni personali dei singoli ricercatori.
Il CNB raccomanda che si proceda al recepimento della Direttiva europea e sottolinea alcuni aspetti bioeticamente discutibili della normativa italiana (in merito al divieto di xenotrapianti, alla sperimentazione di sostanze d’abuso, all’allevamento di cani, gatti e primati).
Il Comitato raccomanda nell’ambito della sperimentazione animale di semplificare l’assetto regolatorio italiano, di valorizzare i Comitati etici, di consentire il concreto esercizio del diritto all’obiezione di coscienza dei ricercatori, di dare effettiva attuazione alla c.d. adozione delle cavie, di promuovere una maggiore attenzione alle problematiche connesse con l’utilizzo di animali a fini scientifici, sollecitando la creatività dei ricercatori finalizzata anche ad attenuare l’impatto delle sperimentazioni sugli esseri senzienti.
Il Comitato infine fa un appello affinché i media contribuiscano ad evitare il diffondersi di fanatismi, auspicando che nella comunicazione siano rispettati i requisiti di oggettività.

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