La cura delle persone con malattie mentali: alcuni problemi bioetici

21 settembre 2017

Nell’ambito complesso e differenziato delle malattie mentali, il parere si propone di prendere in esame dal punto di vista bioetico le criticità che insistono sull’assistenza psichiatrica sul territorio, nonché le prospettive che si aprono con la recente chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG).

La prospettiva bioetica da cui muove l’analisi è quella di una cura delle persone con malattie mentali che integri la “cure”, centrata sulle componenti neurobiologiche alla base della malattia, e la “care”, il “prendersi cura” della sofferenza, della soggettività e dei bisogni della persona.

Ciò comporta un chiamare in causa sia i principi della bioetica clinica, sia la responsabilità sociale verso i perduranti fenomeni di stigma e di discriminazione, la carente inclusione, il non completo riconoscimento di diritti umani fondamentali.

Sulla scia della svolta paradigmatica avvenuta con la chiusura del manicomio, dal modello custodialista a quello terapeutico, il parere sottolinea la tensione bioetica verso una cura della persona con malattia mentale orientata alla maggiore autonomia possibile: una tensione già presente nei precedenti pareri dedicati dal CNB al tema della salute mentale, e che è qui ripresa alla luce di importanti documenti internazionali, come la Dichiarazione di Helsinki sulla Salute mentale del 2005 e la Convenzione ONU sui Diritti delle persone con disabilità del 2007, ma anche alla luce di analisi, commenti e risoluzioni che, sempre a livello internazionale, evidenziano le criticità nella concreta realizzazione dei diritti enunciati.

Vi è una distanza ancora da colmare tra il modello ideale di cura della persona con malattia mentale che emerge in tutta la sua centralità, anche dai Piani di azione sulla salute mentale, proposti dall’Organizzazione Mondiale della Salute a diversi livelli, e la concretezza della prassi.

Il parere si sofferma sull’uno e sull’altro livello: a livello teorico, ai riferimenti, alle dichiarazioni, convenzioni e piani internazionali si affianca un’analisi delle misure di protezione giuridica, che il nostro ordinamento prevede a tutela delle persone con malattie mentali; a livello delle pratiche, si analizzano gli studi compiuti in Italia sul sistema di salute mentale, sia sui servizi per pazienti in fase acuta, che sulle strutture residenziali e sui presidi territoriali.

Da queste analisi, dal confronto tra teoria e pratica, così come dalle voci delle Associazioni di pazienti e familiari, emerge un elenco di priorità per un sistema di cura più efficace e rispettoso dei diritti delle persone con malattie mentali:

  • superare la variabilità esistente nell’approccio dei servizi;
  • incrementare la capacità delle strutture residenziali di dimettere i pazienti e di farli rientrare a casa;
  • individuare indici di qualità dei servizi;
  • colmare le carenze di interventi sul piano sociale, che costituiscono uno dei più importanti ostacoli al reinserimento;
  • incrementare la ricerca;
  • verificare l’appropriatezza dell’intervento farmacologico;
  • rendere effettivo il diritto dei malati a una diagnosi tempestiva e incrementare la presa in carico dei soggetti in età evolutiva.

Circa la chiusura degli OPG e il nuovo sistema di trattamento - previsto dalla legge n. 81 del 2014 - per gli autori di reato ritenuti incapaci di intendere e volere al momento del fatto e perciò prosciolti, il parere esprime apprezzamento per i principi che stanno alla base del nuovo sistema e dell’istituzione delle REMS.

In particolare, si raccomanda che sia rispettata l’ispirazione della legge che prevede progetti individuali riabilitativi sul territorio per i prosciolti come regola, laddove l’esecuzione della misura detentiva nelle REMS va considerata quale eccezione a cui si può ricorrere quando non esistano valide alternative che garantiscano adeguate prospettive terapeutiche.

Ciò comporta un forte impegno dei servizi territoriali nella presa in carico delle persone prosciolte.

Rispetto al permanere di ritardi, carenze nell’assistenza, stigma e discriminazioni, il CNB propone le seguenti raccomandazioni, per migliorare le condizioni di vita delle persone con malattie mentali:

  • avviare e sostenere campagne di comunicazione sociale;
  • sviluppare l’integrazione di “cure” e di “care” nel rispetto dei principi delle tre E (Etica, Evidenza, Esperienza);
  • istituire un sistema di valutazione della qualità delle prestazioni dei servizi;
  • promuovere la ricerca, sia sul piano farmacologico che su quello psico-sociale;
  • evitare le diseguaglianze fra le diverse regioni, assicurando a tutti coloro che vivono nel nostro Paese gli stessi standard di cura delle malattie mentali;
  • contrastare il decremento dell’organico dei servizi territoriali, aumentando le risorse fino a raggiungere gli standard di spesa dei più avanzati paesi europei;
  • sostenere le famiglie delle persone con malattie mentali, potenziando il supporto non solo dei servizi psichiatrici, ma dell’intera rete dei servizi sociosanitari del territorio;
  • attivare percorsi di formazione continua per gli operatori;
  • promuovere una maggiore attenzione per la salute mentale in età infantile e adolescenziale;
  • monitorare l’attuazione del nuovo sistema di trattamento dopo la chiusura degli OPG;
  • garantire la realizzazione dei diritti delle persone con malattie mentali, nel rispetto della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, con particolare riguardo alla libertà, all’uguaglianza di fronte alla legge, all’inclusione sociale.
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